21 Dic

ASPETTATIVE E RABBIA A NATALE.

Le aspettative che caratterizzano le feste natalizie spesso ci fanno cogliere una discrepanza con ciò che effettivamente è presente: allora ci arrabbiamo.

Mi rendo conto di quanto sia abbastanza intuitivo parlare di aspettative quando arriva Natale, mentre lo sia di meno parlare di rabbia (è più gettonato il tema della malinconia, semmai).
A me però piace esaminare le cose nella loro essenza, e non mi interessa granché della loro intuitività (forse me ne compiaccio anche, nel fregarmene…).
Parafrasando il premio Nobel della fisica Richard Feynman, <<… è la realtà del nostro universo ad essere poco intuitiva! Non vi piace? Cambiate universo!>>.
Non vi sto invitano a cambiare lettura, ma ad avventurarvi con me nel mondo nascosto delle cose che vediamo, senza accontentarci di dare loro un nome (come direbbe lo stesso Feynman): il tema che voglio affrontare nello specifico è la rabbia, e il fatto che lo faccia in prossimità del Natale non è casuale.

Che esista la rabbia non lo devo dire io, così come ne consegue che esistano persone arrabbiate; potremmo però considerare che esistono anche delle persone che appaiono sempre arrabbiate, e, spingendoci ancora più in là, a prendere atto che il Natale le spinge ad arrabbiarsi di più.
Potremmo concludere che il Natale porta con sé un germe rabbioso, il che appare incredibile, considerando la sua intenzione originale, che si condensa nel detto “A Natale siamo tutti più buoni”.

Esaminiamo i fenomeni: le espressioni e i sentimenti di rabbia derivano sempre da una differenza tra ciò che ci aspettiamo e ciò che invece accade, con una conseguenza a nostro danno. Non è comunque il danno la parte più importante, bensì l’aspettativa.
Ci fa più o meno arrabbiare che qualcuno ci scavalchi in una coda perché quell’evento “non è previsto”, non si fa così! Ci fa più o meno arrabbiare che qualcuno parcheggi dove stavamo per parcheggiare noi, perché nella nostra mente “quel posto era già nostro”. E ci fa più o meno arrabbiare che una persona abbia più successo di noi, perché nella  nostra scala di valori noi meriteremmo di più e ci aspetteremmo il successo che invece ha lei. Ci fa pure arrabbiare che i nostri genitori muoiano, perché nella nostra Istanza Emotiva essi sono immortali, e morendo ci lasciano soli, cosa che un genitore non dovrebbe fare (mi rendo conto che questo esempio è un po’ più per lettori avvezzi, per cui consiglio di leggere il mio precedente articolo Comunicare con l’Inconscio per comprendere meglio il concetto).

Se avete notato, tutti gli esempi sopra citati portano con sé il tradimento di una aspettativa, la quale però non esiste in Natura, ma è completamente costruita dalle nostre istanze psicologiche o sociali.
Se chiedessi ad una mia eventuale compagna di lavarmi i piedi con deferenza quando rientro a casa, probabilmente susciterei in lei un sentimento di rabbia (e non oso pensare alla eventuale espressione della stessa!): stiamo dando per scontato, però, di parlare di una donna occidentale. Nell’emancipato mondo occidentale, tale richiesta da parte mia sarebbe assurda, perché non ci si aspetta che tra i doveri di un compagna ci sia questa mansione.
Quando avevo circa 21 anni, invece, conobbi a Londra una ragazza sudanese che si era innamorata di me e che definiva, come suo massimo desiderio ed aspirazione, poter “lavare i piedi al proprio uomo quando egli rientrasse a casa, e godere nel soddisfare ogni suo ordine”; e non disse “richiesta”, disse proprio “ordine”. Evidentemente, nella sua cultura ci si aspetta che una donna si comporti così con il marito (non ho potuto saperne di più perché, non essendo interessato – per usare un eufemismo- mi sono reso irrintracciabile dalla ragazza, dopo quel colloquio).

Tutto questo per evidenziare come l’effetto della rabbia NON sia collegato al danno effettivo, bensì alle aspettative che abbiamo: e qui entra in gioco il Natale.
Questa festività richiama alla mente e, soprattutto, alla nostra parte emotiva, una sequela di cose belle e piacevoli che dovrebbero essere presenti nella nostra vita; quali, dipende dalla situazione individuale. Non solo: dipende dalla percezione personale della propria situazione individuale.

E qui si aprono due possibili scenari: uno cognitivo, maggiormente comprensibile, e uno emotivo, un po’ più criptico.
Cognitivamente: se, poniamo, io fossi un ragazzo figlio di genitori separati che si odiano e dovessi passare le feste con la famiglia “divisa”, il constatare che  tanti miei amici condividono invece allegri eventi conviviali con reggimenti di parenti, mi potrebbe far arrabbiare… se la cosa è importante per me. Se non lo è, potrei addirittura  godere del fatto di non essere costretto a incontri di circostanza. È un esempio come tanti per evidenziare che fissarsi su ciò che ci manca è il segreto per arrabbiarsi! E questo si può fare sia per cattiva abitudine che per… un bisogno emotivo di mantenersi arrabbiati (in entrambi i casi può tornare utile lo stage Il Meglio del Peggio di Te).

Emotivamente: come accennato sopra, se ho un bisogno inconscio di essere arrabbiato mi sarà facile operare la scelta cognitiva di fissarmi su ciò che manca, scelta che il Natale mi offre di sicuro, per sue caratteristiche. E se ho questo bisogno inconscio lo posso capire facilmente, mi basta fare un rapido calcolo di quanto spesso sono arrabbiato e di quale facilità ho nell’arrabbiarmi. Se ciò succede spesso e con troppa facilità, allora non ci sono santi (di Natale…) che tengano, è un bisogno mio (per comprendere meglio questo concetto rimando alla lettura di Sulla ruota del criceto).

In conclusione, il Natale offre delle occasioni di arrabbiarsi, ma anche di riflessione: se opero la scelta (e sottolineo celta…) di provare rabbia per una differenza che percepisco con le mie personali aspettative, ciò può dipendere da una mia cattiva abitudine di vedere solo il lato storto delle cose, e questo sarebbe già materiale di riflessione.

Oppure la mia scelta può dipendere dalla necessità inconscia di mantenere uno stato emotivo di rabbia: in questo caso avremmo la possibilità di far emergere nel conscio ciò che era inconscio, dandoci un prezioso spunto di crescita.
In entrambi i casi possiamo rendere grazie al Natale per questa opportunità… e già questo ci permetterà di essere un pelino più sereni.

Sono uno psicologo e uno psicoterapeuta e quel che faccio ogni giorno è diffondere soluzioni, e laddove possibile idearne di nuove, al servizio del benessere altrui.

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