04 Giu

CACCIA AGLI ASINI VOLANTI (“pigs might fly!”) Quando la fiducia di cambiare è poca e la rabbia verso il mondo è tanta, arriva la tentazione del pensiero magico

Quando la nostra autostima è così bassa da non permetterci di credere nelle nostre capacità, possiamo sempre illuderci che accada qualcosadi magico: peccato che gli asini non volino!

Il pensiero magico ha sempre riempito le fantasie dei bambini, ed alcune vengono protratte più che si può: penso al rituale di far portare i regali da Babbo Natale, ad esempio. Si prova a far credere il più a lungo possibile ai bimbi che i doni arrivano proprio dal quel simpatico signore anziano con la voce roboante, e  a tal proposito si fanno travestire amici o parenti che possiedano il fisico adatto. Perché lo si fa? Perché il clima “magico” aiuta a percepire meglio il mondo, ad avere fiducia nel futuro: in parole più concrete, a coltivare la convinzione inconscia che al di fuori di noi esista una volontà benevola che ricorre in nostro aiuto, in caso di necessità.

Le religioni forniscono un sistema strutturato per alimentare tale fiducia (attenzione: NON sto dicendo che coltivare una fede religiosa sia la stessa cosa che credere a Babbo Natale, dico solo che i benefici inconsci seguono una strada simile), e anche alcune scuole esoteriche, pur se non propriamente religiose, propongono l’esistenza di figure o entità “al di sopra di noi”, oppure “oltre a noi”.

Ciò conferma il fatto che il pensiero magico, inteso come la convinzione che qualcosa possa accadere “come per magia”, sia un elemento necessario al nostro benessere interiore, e che sia tanto più utile in fase evolutiva (vedi la struttura delle fiabe, perlopiù ambientate in panorami fantastici, dove la magia è quasi sempre un elemento cardine).

Cosa c’entrano gli asini volanti? C’entrano, c’entrano.

 

Il pensiero magico non ci abbandona mai del tutto, e questo forse è un bene: comincia a esserlo di meno quando si sostituisce alla ricerca costruttiva di soluzioni nella realtà. Ops… (lo sproloquiatore tecnico che è in me ogni tanto prende il sopravvento…) “ricerca costruttiva di soluzioni nella realtà” significa, in soldoni, provare a cambiare le cose con i propri mezzi; non farlo, e affidarsi ad un pensiero magico, si traduce in sostanza con il sognare che la soluzione ai nostri problemi ci arrivi dal cielo!

<Guarda che gli asini non volano!> (nella versione inglese: <pigs might fly!>… anziché asini sono maiali, ma siamo lì) è l’esortazione tipica di chi ascolta una persona adulta che si è abbandonata ad un pensiero magico; e che, così facendo, si assicura l’immobilismo dei suoi problemi!

 

Esempio 1:  <Quando sarò più in forma potrò permettermi di mettermi “sul mercato” e ricominciare a cercarmi un/una partner”>

Traduzione: <Non ho nessuna voglia di rimettermi in discussione, ho una paura fottuta di farlo, e aspetto che ci sia qualcosa di esterno che mi ridia fiducia.>

Si noti che do per scontato (e in effetti al 99,9 % dei casi è così) che chi ha pronunciato questa frase non farà nulla, o molto poco, per rimettersi in forma; e che se, anche tornasse in forma veramente, troverà un modo per non riconoscerselo (<sì, va meglio, ma devo buttare giù ancora un paio di chili, poi sarò a posto…>). La ricerca del fattore esterno, in più, è percepita come “dovuta” (deve arrivare da sola) e non “da guadagnarsi” (cioè, se me la procuro arriva).

 

Esempio 2: <Ho deciso di non farmi più del male nelle relazioni sentimentali: da adesso aspetto la persona giusta, che evidentemente non ho ancora incontrato.>

Traduzione (in questo caso essa necessita di un titolo e di uno svolgimento): titolo, <Aspetto il principe azzurro!>, svolgimento, <Non credo per niente nelle mie capacità di attrarre una persona che mi soddisfi, e  tutto sommato la cosa mi spaventa pure: con la fantasia della “persona giusta” non mi devo affaticare e ottimizzo la possibilità di NON trovarla.>

Si noti che a livello inconscio la persona SA che si sta allontanando dall’obiettivo, con l’immobilismo generato dal pensiero magico, ma a livello razionale non può accettarlo; ecco che credere al pensiero magico fa superare anche questo ostacolo (mi convinco che non mi sto allontanando dall’obbiettivo, aspetto soltanto che si sviluppino gli aventi). Si può anche dire che, a livello più profondo,  una tale dichiarazione denuncia la rabbia della persona di fronte alle continue frustrazioni. È un po’ come se dicesse: <E che diamine, con tutti i miei pregi che ho, non raccolgo le dovute soddisfazioni e devo pure fare ancora fatica? Eh no, è ora che il mio premio si manifesti!> Purtroppo sappiamo che, qualunque cosa noi crediamo giusta, essa non si manifesta per questo: è dura ammetterlo, ma gli asini non volano!

 

Esempio 3: <Se dedico tutto il mio amore alla persona che adesso soffre (per malattia o dipendenza, per esempio), allora guarirà.>

Traduzione: <Ho un maledetto bisogno di sentirmi importante per questa persona (  e anche in generale), così forte da anteporlo a ciò di cui ella avrebbe davvero bisogno.> Si può aggiungere che percepire un bisogno così forte di sentirsi determinanti nella vita di chi si ama, tradisce la percezione di non esserlo mai, di non esserlo abbastanza, di non esserlo mai stato. In casi come questo non solo gli asini non volano, ma troveremo disastrose conseguenze derivanti dal credere al pensiero magico.

 

Quali sono gli elementi comuni di questi esempi? Chi si aggrappa a un pensiero magico ha di solito perduto le speranze inconsce di essere efficace nella realtà e, inoltre, ha delle pretese altissime nei confronti della stessa realtà. Cioè, da una parte si ha paura di non riuscire a cambiare veramente le cose, dall’altra si ha la convinzione profonda che “sarebbe giusto” che le cose cambiassero da sé, che noi abbiamo già fatto fin troppo! (invito, per maggior approfondimento del tema, alla lettura dei precedenti articoli <Comunicare con l’inconscio> e <Autostima e lamentela>)!

 

Siccome gli asini non volano, è superfluo che io indichi la caducità di tali pensieri: chiunque aspetti sine die il principe azzurro troverà probabilmente delle brutte copie di illusioni già vissute, oppure resterà perennemente in attesa. Così come chi vuole “guarire con il proprio amore” colluderà con i problemi della persona che crede di volere aiutare e non risolverà mai i propri problemi (in primis quello di sentirsi sufficientemente amato/a). Senza contare che è ormai risaputo che “la dieta si inizia sempre da lunedì prossimo”; a riprova che in fondo lo si sa che gli asini non solo non volano oggi, ma che non voleranno mai. Cosa ci lega, allora, al pensiero magico?

 

Come al solito, invito a osservare i fatti e a dedurne i bisogni inconsci che esprimono.

In tutti e tre gli esempi erano presenti, in modo diverso, due fattori: sfiducia in se stessi e pretesa rispetto al “mondo”. Se noi, da adulti, non abbiamo fiducia di poter gratificare i nostri bisogni (ma essi non scompaiono per questo) abbiamo due possibilità, una più sana e l’altra meno: chiedere aiuto oppure rifugiarci nella convinzione che qualcosa succederà comunque. Se siamo in grado di chiedere aiuto non abbiamo bisogno del pensiero magico, nel secondo caso sì.

Per quanto riguarda le pretese nei confronti del mondo abbiamo anche qui due possibilità, una più sana e una meno: accettare che le cose sono andate come sono andate e organizzarsi  per ottenerne di migliori, oppure puntare i piedi  e attendere la giusta ricompensa. Anche in questo caso, il pensiero magico aiuta nella seconda opzione.

Cosa è successo a queste persone?

La loro Istanza Emotiva si coinvolge nella frustrazione, e fa fare loro tutte le cose che portano in quella direzione, compresa la credenza magica.

Guardando da fuori, appare ovvio che credere nel pensiero magico porti in maniera quasi assoluta ad altre frustrazioni; è ovvio per tutti, tranne che per chi la adotta.

Inoltre, tali persone hanno una integrità di sé molto precaria, e la loro Istanza Emotiva TEME di dover essere messa in discussione: come tutte le Istanze Emotive, teme il cambiamento.

 

Non sto parlando (solo) di casi disperati o (solo) di situazioni cristallizzate; TUTTI NOI possiamo avere dei momenti di estrema debolezza, tali per cui ci piacerebbe tanto credere che esistano degli asini che volano!

Se si pensa di essere in una situazione simile, vale la pena rivolgersi a una qualunque persona che noi conosciamo per essere molto razionale e chiederle, con la massima disponibilità: – Sto credendo a questa cosa, secondo me questa cosa può realizzarsi: anche secondo te è possibile? O quello che ti sto dicendo somiglia alla favola di un asino che vola? –

Di solito, già il pensiero di rivolgerci così schiettamente a una persona razionale ci dà la risposta prima ancor che le facciamo davvero la domanda, in quanto siamo riusciti a metterci un pochino in discussione: i casi più incancreniti, infatti, a volte tengono bene nascosta la loro fantasia magica, per paura che qualcuno gliela discuta.

 

Se siamo riusciti a chiedere se stessimo credendo a un asino volante, e a sopportare che ci fosse detto di sì, allora avremo più chiaro anche di cosa abbiamo davvero bisogno, e qual è la debolezza che non riuscivamo a sopportare.

Quindi, saremo in grado di chiedere aiuto, nella misura e nelle proporzioni adatte al nostro malessere: a quel punto, gli asini potranno atterrare, e riprendere a ragliare, come hanno sempre fatto.

 

Sono uno psicologo e uno psicoterapeuta e quel che faccio ogni giorno è diffondere soluzioni, e laddove possibile idearne di nuove, al servizio del benessere altrui.

Leave A Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *