05 ImgRotondaChiHome - Chi sono

Ciao, sono Tiziano!

Sono uno psicologo e uno psicoterapeuta e quel che faccio ogni giorno è diffondere soluzioni, e laddove possibile idearne di nuove, al servizio del benessere altrui.

Ciò che più mi entusiasma del mio lavoro è trovare risposte e strategie personalizzate e creative alle problematiche che mi vengono portate in terapia. Personalizzate perché ognuno di noi ha un suo proprio funzionamento e dei suoi propri meccanismi ed è a partire da quelli che ha senso costruire la soluzione. Creative perché la psicoterapia non deve diventare un appuntamento con il malessere, ma un’occasione per ricreare e rigenerare se stessi con la maggiore serenità possibile.

PERCHÉ HO SCELTO LA PSICOLOGIA

La prima domanda a solleticarmi riguardo la psicologia, ormai qualche decennio fa, è stata: «cosa farà mai uno psicologo per indurre le persone a cambiare in meglio?» Ero proprio curioso.

Le informazioni che mi arrivarono all’inizio, più che altro luoghi comuni, asserivano che gli psicologi, nell’esercizio del proprio lavoro, ascoltano, parlano… e basta.

Nient’altro? Le persone cambiano e si risolvono con una chiacchierata? Possibile?
Sentivo che c’era dell’altro e ed ero intenzionato a scoprirlo! Partii da qui: se era vero che le persone guariscono parlando, cosa dicono e in che modo, grazie a qualche chiacchiera, riescono a guarire?

Chiederlo direttamente a uno psicologo sarebbe stata la soluzione più semplice, ma non mi era percorribile. Sono cresciuto in un ambiente rurale dove, una trentina di anni fa, non si pensava esistessero problemi psicologici ma solo deviazioni psichiatriche gravi, e chiedere ai propri genitori di essere portati dallo psicologo equivaleva a chiedere loro di installare un osservatorio astronomico sul tetto del fienile.

Io, però, sentivo che alcune delle mie caratteristiche come timidezza, chiusura sociale, disistima di sé, timore dell’altro, erano problemi reali.

Fu nel periodo del servizio militare (sì, c’era ancora…) che, come accade spesso, lo sperimentare una grande difficoltà mi diede l’opportunità di trovare una via di uscita da alcune di queste problematiche. Un regime severo e fenomeni come il nonnismo, avrebbero potuto essere fattori ottimali per disintegrare la vita di un ragazzo timido, introverso, timoroso e auto-svalutante. Proprio lì, invece, trovai ispirazione e soluzione. Non so perché, ma a un certo punto cominciai a comportarmi in maniera totalmente inaspettata, irrazionale, spesso anche spiritosa, ma apparentemente folle per i meccanismi della vita militare. Inizialmente tutti presero a guardarmi con sospetto, quand’anche con disprezzo, ma poco a poco iniziarono a trasformare questi sentimenti in simpatia, se non addirittura in ammirazione. I miei atteggiamenti apparentemente insensati ebbero un effetto spiazzante per i miei interlocutori: essi si ritrovarono infatti improvvisamente privati dei loro punti di riferimento e senza un copione da seguire, io mi liberai dal ruolo di ragazzo ossequiente, docile, arrendevole e loro dovettero rivedere le posizioni nelle quali si erano arroccati. La cosa mi divertì molto, ma soprattutto la strategia adottata si dimostro funzionale alla soluzione dei miei problemi.

La follia aveva vinto l’ignoranza e la grettezza dell’ambiente. Ci era voluto coraggio, e quell’atto di coraggio aveva prodotto rispetto ribaltando totalmente la mia situazione e con essa la percezione che io stesso avevo di me.

La follia come alleata. Il ribaltamento come strumento. Un’illuminazione!

Intendiamoci, all’inizio questa sorta di auto-terapia cui mi sottoposi quasi senza averne coscienza, non fu una passeggiata. Come ho avuto modo di scoprire anche nella pratica della mia professione, la fase iniziale di estraniamento e di reazioni dure da parte dell’ambiente circostante è dolorosa per tutti. È il prezzo da pagare quando si esce dalla zona di comfort. Ma si paga all’inizio, poi la strada è in discesa.

All’epoca del servizio militare non potevo immaginarlo, ma quell’esperienza e la mia strategia per affrontarla senza soccombere, avrebbe ispirato il mio modus operandi da psicologo. Da lì a qualche anno, avrei infatti scoperto che nella cassetta degli attrezzi di un terapeuta non devono mai mancare la curiosità di addentrarsi nel vasto mondo della psiche e delle varie discipline terapeutiche e la creatività nel personalizzare le tecniche a misura dei propri pazienti. Molte delle soluzioni terapeutiche che funzionano davvero, infatti, sono strutturalmente simili alla mia strategia da militare: lì per lì possono apparire controproducenti, contorte, addirittura assurde visto che agiscono attraverso una logica che non è quella abituale. Inizialmente bisogna operare uno sforzo considerevole per metterle in atto, ma quello sforzo viene ripagato. Sempre.

E questa è la promessa che ti faccio, il patto che siglo con te: funzionerà! Non sarà sempre facile, ma se sei abbastanza folle da pensare di poter convivere per il resto della tua vita in una situazione che ti fa stare male comunque, perché non dovresti esserlo altrettanto per accettare la sfida e ribaltare la situazione?

TRA LE ALTRE COSE

Alle volte si tende a confondere la professione con la persona: quante volte la gente, fantasticando sul mio tempo libero, mi immaginavano fare solo “cose da psicologo”. In una sola cosa avevano ragione: qualunque passione influenza il proprio modo di lavorare, per cui sì, parte delle mie passioni si riversa sul mio lavoro… ma non è certo vero il contrario. Qui sotto ci sono le passioni che animano le mie giornate e che mi danno spesso suggerimenti su come migliorarmi: se vuoi, parlo volentieri anche di questi argomenti.

TEATRO

80%

Più che una passione, un… secondo lavoro! Sono autore, regista e… anche interprete, quando capita.

TENNIS

70%

Rubando le parole a uno sconosciuto giocatore incontrato negli spogliatoi di un torneo, definirei così questa passione: – Che sport di m… , il tennis! … Non posso farne a meno! – E nemmeno io, che ancora calco i campi della quarta categoria…

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