07 Apr

IL DOLORE DELLA GIUSTIZIA

Essere fedeli ai propri valori o al proprio benessere?

Approfitto della particolare situazione di emergenza per tornare su un tema di grande rilievo nelle varie forme di dolore psicologico: il senso di giustizia.

Esso determina in maniera talmente forte le dinamiche che sfociano in sofferenza psicologica, pur se in modo perlopiù inconsapevole, che ho avuto l’ardire di battezzarlo <il dolore della giustizia>.

In questo periodo vi sarà capitato di pensare se una certa misura restrittiva era giusta per voi oppure no, se era giusto che voi soffriste per un effetto collaterale dei provvedimenti ministeriali sul COVID-19, mentre altri si dolgono per conseguenze diverse.

Soprattutto, però, il tempo di inattività, porta prima o poi alla riflessione generale, sulla propria esistenza, per poi giungere spesso alla pericolosissima considerazione: – Non era giusto che le cose (quali che siano) andassero così (come sono andate). –

Si tratta di una considerazione pericolosa perché potenzialmente capace di attivare il suddetto <dolore della giustizia>.

Per spiegare meglio che cosa intendo e di che cosa si tratta, devo fare un paio di premesse, che potete approfondire comodamente qui oppure leggendo il mio e-book gratuito, richiedendolo cliccando sull’apposito bottone iscrivendovi alla Newsletter, o ancor di più acquistando a una cifra inferiore a un pacchetto di sigarette la mia pubblicazione <Sulla ruota del Criceto>.

1 – noi tutti, dal punto di vista psicologico, <camminiamo su due gambe di diversa natura>. Che io abbia usto una metafora richiamante il mio cognome è, nonostante la mia attitudine ai giochi di parole, totalmente casuale. La nostra vita psicologica è in continuo movimento, cammina, quindi, ma seguendo due differenti modalità, che, per generare benessere, dovrebbero essere coordinate. Esse sono il nostro sistema Razionale e il nostro sistema Emotivo, che, proprio come le nostre gambe e le nostre braccia, hanno una <forza> ed un peso diversi.

Qual è quella più forte e decisiva? Per quanto possa sembrarci strano, in un mondo iper-logico come il nostro, la <gamba> più forte è quella Emotiva. Di questo dobbiamo sempre tenere conto, altrimenti il senso di ciò che ci accade ci sfugge di mano.

2 –  in natura NON ESISTE giustizia: non nel senso che ci sia ingiustizia, ma che tali costrutti, giustizia e ingiustizia, sono nostre costruzioni. Anche questa è una premessa senza la quale ci troviamo perduti nella nostra sofferenza.

Torniamo al <dolore della giustizia> e partiamo da questi pensieri, credo comuni a tutti: <non dovrebbe essere così> è la frase madre di catene di pensieri disfunzionali, come -perché proprio a me?- -cosa ho fatto di male?- -perché la vita è così ingiusta?- e altre considerazioni di questo tenore.

In realtà, la vita non è né giusta né ingiusta, è semplicemente così com’è.

Nella nostra sfera Razionale siamo noi ad attribuire concetti di Giustizia e Ingiustizia, per dare un ordine alle cose della quale la Natura, in sé, non necessita: noi però ne abbiamo bisogno, eccome, di dare un senso alle cose che ci accadono di ordinarle attraverso schemi che ci facciano distinguere il giusto dallo sbagliato.

Questa operazione viene effettuata dalla nostra parte logica, la nostra Istanza Razionale: essa valuta, ordina, e, alla fine dà o trova in senso a ciò che ci accade: perché la nostra vita ci appaia sensata, in ultima analisi, dobbiamo avere un nostro personale codice di giustizia.

Attenzione, però; come accennato, tale operazione è effettuata dalla parte logica, quella in cui siamo maggiormente in contatto, quella che capiamo meglio, quella nella quale ci riconosciamo, ma che è anche la <gamba psicologica> più debole. Ciò significa che, in un mondo ideale, noi dovremmo essere in grado di distinguere tra quello che ci inventiamo perché ci serve e quello che realmente esiste in Natura: e ripeto, in Natura non esiste il senso di giustizia.

Perché ripeto spesso questo concetto, quello della Natura?

Perché è quello maggiormente assimilabile alla nostra Istanza Emotiva, che viene anche detta parte istintuale, da alcuni addetti ai lavori, e dove non albergano valori, morale, tempo o apprendimento.

Una parte istintuale semplicemente esiste, e si attacca a ciò che la coinvolge.

Istintuale, quindi <esistente in Natura>, laddove il nostro senso di giustizia è una creazione della nostra mente, della nostra parte logica.

Bene, che cosa succede quando ci troviamo di fronte ad avvenimenti che mettono a dura prova la nostra convinzione di giustizia, come può essere la pandemia circolante, e le restrizioni che a causa sua stiamo vivendo?

Succede che finiamo per crederci, aggiungendo sofferenza alla sofferenza, cedendo al peso del giudizio morale (è giusto vs è ingiusto).

Come detto, il giudizio morale , così come in Natura, NON ESISTE nella nostra componente Emotiva: essa semplicemente vive, SI COINVOLGE attraverso EMOZIONI (che sono metaforicamente il suo cibo) e attraverso tale coinvolgimento orienta le nostre scelte.

Ora che succede se noi ci accaniamo nel pretendere qualcosa che non esiste in Natura, cioè la giustizia? Succede che spingiamo la nostra Istanza Emotiva a coinvolgersi verso le emozioni che questo accanimento comporta, che sono paura, rabbia, sconforto.

E, conseguentemente, le nostre azioni perderanno ancor di più razionalità, perché saranno guidate da paura, rabbia e sconforto.

Cerco di spiegarmi meglio.

Le più grandi sofferenze cliniche le ho viste in pazienti che cercavano ciò che desideravano Razionalmente <giusto>, prescindendo da ciò che comunicava loro la propria Istanza Emotiva.

Essi perseguivano cioè risultati che credevano consoni alle loro caratteristiche e potenzialità, ma che, per motivi diversi da persona a persona, cozzavano con ciò che permetteva loro l’Emotività, la quale evidentemente si coinvolgeva con elementi diversi da quelli razionalmente considerati <giusti>.

Risultato?

Più il paziente si accaniva nella ricerca di <giustizia>, più la loro Istanza Emotiva (che non conosce, lo ripeto né giustizia, né tempo, né giudizio morale) li boicottava, o li avvertiva, attraverso sintomi, che stavano trascurando qualcosa.

Non è che la loro Emotività fosse <cattiva>, o <perversa>, o <autolesionista>: semplicemente non veniva ascoltata per quello che è, non venivano prese in considerazione delle sue esigenze che avrebbero dovuto essere la priorità, in quanto, lo ricordo ancora una volta, l’Emotività è la <gamba psicologica> più forte, e orienta le nostre azioni, che la Razionalità sia d’accordo oppure no.

Il percorso di guarigione parte, in questi casi nell’abbandonare l’accanimento verso cosa è giusto e cosa no, e prendendo atto che ci sono delle cose che vanno fatte, o che sono state trascurate.

Immagino che ognuno di noi abbia avuto molte illuminazioni, in questo periodo di pandemia, su cose che si potevano fare o che andrebbero fatte adesso.

Una, quella che posso suggerire io, è quella di non lasciarsi prendere dal dolore della giustizia: paura, rabbia e sconforto perderanno potenza e lasceranno spazio ad altre opportunità.

A presto.

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Sono uno psicologo e uno psicoterapeuta e quel che faccio ogni giorno è diffondere soluzioni, e laddove possibile idearne di nuove, al servizio del benessere altrui.

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