Essenziale significa appunto che si va all’essenza delle cose. Se un qualunque meccanismo psicologico “funziona” in un determinato modo, andare alla sua essenza significa concentrarsi sul “a che cosa serve”, o su “quale bisogno soddisfa”, per poter intervenire nel modo più rapido e più “semplice” possibile (le virgolette sulla parola <semplice> si spiegano con il fatto che la semplicità si valuta con parametri della efficacia della soluzione… non dalla sua intuitività, anzi. Molto spesso le soluzioni più “semplici” appaiono bizzarre alla nostra logica abituale. A noi però serve che funzioni, non che sia intuitiva, vero?).

Flessibile è invece la modalità con cui scelgo di intervenire, di applicare la soluzione individuata: finora non ho ancora trovato una ricetta che vada bene per chiunque, anzi, mi appassiona molto poter individuare che cosa funziona meglio con la specifica persona che ha chiesto il mio aiuto, e che, banalmente, sarà diversa
da tutte le altre.

Da queste poche delucidazioni si può già desumere che la base teorica del mio approccio non è dogmatica (niente paura, ho scritto questa frase apposta per far vedere come sia possibile rendersi complicati): intendo dire che non mi presento con delle etichette che possono anche essere rassicuranti, ma che vincolano a un “credo” ben definito, come ad esempio “lo psicoanalista junghiano”, “l’analista transazionale”, “lo psicoterapeuta sistemico”, eccetera.
Ho delle teorie di riferimento, questo sì, che sono il Costruttivismo e la Psicodinamica. Detto con parole molto semplici, da un punto di vista cognitivo riscontro continuamente che non esiste “una sola realtà”, o come piace definirla a molti, “una realtà oggettiva”, bensì molto dipende da come ognuno si costruisce la propria: cioè come organizza e interpreta i dati di realtà, su cosa sceglie di focalizzarsi, a cosa decide di dare più o meno importanza.
Inoltre, altra cosa che ho riscontrato è che… l’inconscio esiste! E spesso ci condiziona senza che, con tutto il nostro raziocinio, possiamo influenzarlo. Ecco perché c’è anche la Psicodinamica tra le mie linee guida.
E, visto che con l’inconscio bisogna trovare il modo di comunicarci e scenderci a patti…aggiungo tra le mie teorie di riferimento la Psicologia Analogica, che si occupa per l’appunto di comunicazione con l’inconscio.